Innanzitutto consente di sviluppare armonicamente il corpo sia dal punto di vista fisiologico e muscolare, sia da quello mentale, inoltre l’alternanza e la varietà degli allenamenti e delle gare consente di non cadere mai nella noia dell’abitudine allo stesso movimento.

E’ pur vero che inizialmente sembra impossibile esercitare due o tre discipline consecutivamente, ma gli allenamenti specifici consentono di superare il problema sia fisicamente che mentalmente, in tempi piuttosto brevi.

Da questo punto di vista, ci si accorgerà che la voglia ed il bisogno di “muoversi” che si instaura nell’atleta ogni giorno, può essere soddisfatta alternando più discipline. Il risultato è che pur applicando i giusti momenti di riposo, molto difficilmente ci si “stufa”, specialmente dal punto di vista mentale.

Per chi poi viene da altre discipline come il ciclismo e la corsa, scoprirà che gli allenamenti sono sostanzialmente meno pesanti e la base atletica, già presente, sarà di grande aiuto. Atleti che per anni hanno svolto altre attività, nella multidisciplina trovano nuovi stimoli e partendo dalle gare sprint iniziano a preparare quelle più lunghe, ma non per questo più dirompenti, anzi, spesso il fascino della preparazione e della gara aumenta l’interesse…….

E’ chiaro che ogni cosa ha bisogno del suo tempo, ma anche chi non intende partecipare a gare, scoprirà che il benessere fisico e mentale che se ne trae esercitando, solo come allenamento, una disciplina complementare all’altra e’ veramente piacevole.

INIZIAMO CON IL NUOTO…..

Sicuramente il nuoto è l’ostacolo più impegnativo da superare per chi vuole intraprendere la Triplice disciplina, in quanto solo una piccola percentuale degli atleti che si avvicinano al Triathlon provengono dal nuoto.

Correre e pedalare sono movimenti innati che si apprendono sin dai primi anni di vita, mentre per il nuoto si ha la necessità di una buona capacità tecnica d’esecuzione del gesto atletico.

Se poi si pensa che la maggior parte dei triatleti proviene dal podismo e dal ciclismo, dove s’impiegano prevalentemente gli arti inferiori si capisce la grande difficoltà nell’apprendere una tecnica che si basa prevalentemente sull’utilizzo della muscolatura superiore del corpo.

Pertanto, tralasciando la buona volontà che non deve mai mancare, è sempre consigliabile avvalersi dell’assistenza di un allenatore, iscrivendosi ad una squadra di nuoto , per migliorare la tecnica attraverso specifici allenamenti.

….PROSEGUIAMO IN BICI….

Anche se tutti imparano ad andare in bicicletta sin da piccoli, nel triathlon è fondamentale una buona tecnica.

Infatti, una scorretta impostazione del corpo, anche dovuta ad un’imprecisa regolazione della nostra bici, o della tecnica di pedalata, fa sì che parecchie energie preziose utilizzabili per gestire al meglio le proprie forze, si volatizzino in un attimo.

Se per distanze endurance la tecnica risulta essenziale è bene non sottovalutare anche gli effetti di una scorretta impostazione nelle gare così dette “sprint”.

Non dimentichiamo poi che nella maggior parte delle gare nazionali è consentita la “scia” che permette di sfruttare gli sforzi dei propri avversari. Per questo risulta fondamentale riuscire a collaborare con il gruppo ciclistico di modo che ognuno degli atleti tragga vantaggio dall’altro.

…TERMINIAMO CON LA CORSA

La corsa è sicuramente quella che fondamentalmente si trova alla base di tutte le multi discipline ed infatti compare in ogni tipo di competizione (triathlon, duathlon, acquathlon…..).

La corsa nelle multi discipline in generale, è sempre l’ultima frazione che ci porterà a terminare la nostra gara ed è proprio qui che si recuperano posizioni evidenziando l’importanza di una buona preparazione podistica.

La prima sensazione che si avverte scendendo dalla bicicletta è una senso di pesantezza alle gambe.

In nostro l’obbiettivo primario in allenamento dovrà essere l’apprendimento e lo sviluppo di una buona tecnica in modo da correre senza un eccessivo dispendio energetico, aumentando le prestazioni ed evitando il verificarsi di fastidiosi infortuni.

Per spiegare semplicemente la tecnica di corsa, evidenziamo la fase di appoggio del piede sul terreno, il quale funziona da punto di applicazione della forza nell’avanzamento, diversificando in questo modo le varie fasi della corsa:

1) Presa di contatto di avanpiede in tensione;

2) discesa del tallone causata dalla spinta dovuta anche al peso dell’atleta in caduta;

3) Stiramento muscolare del polpaccio;

4) contrazione del polpaccio e conseguente risalita del tallone e sollevamento del piede.

Per migliorare queste fasi della corsa è buona norma, nei periodi di preparazione generale lontano dalle gare, effettuare alcuni esercizi specifici, tra i quali: Andature; Rimbalzi; Andature tecniche di corsa; Tutto questo per preparare in allenamento una buona reattività muscolare ed abituarsi ad impiegare in modo corretto il piede e le caviglie, da dove trarremo la spinta finale, evitando così l’uso smodato di una corsa con spinte di coscia, caratterizzata da una posizione “seduta” che porta l’atleta a perdere velocità a causa della diminuzione dell’ampiezza della falcata.

La Programmazione dell’allenamento dovrà in principio essere finalizzata agli aspetti più coordinativi e tecnici, e ultimati da una specifica preparazione per il tipo di competizione che si andrà ad affrontare.

Ricordiamo che le qualità aerobiche sono in ogni modo aumentate o mantenute anche grazie al “transfer allenante” delle altre discipline, nuoto e ciclismo.

Per l’allenamento specifico si rimanda alle tabelle indicate su molte riviste di settore che in ogni modo si basano sulla velocità che esprime l’atleta.

NON SOTTOVALUTIAMO I CAMBI

L’allenamento, in funzione dello sforzo fisico da affrontare, non deve solamente tener conto delle caratteristiche delle singole discipline, ma bensì anche del rapporto che intercorre tra le stesse, considerando nel complesso la competizione, e di conseguenza le difficoltà che si presentano nel passaggio dal nuoto alle due ruote prima, dal ciclismo alla corsa poi.

◊ NUOTO – CICLISMO

Il cambio nuoto/ciclismo anche se si presenta nella parte iniziale della competizione e’ in ogni modo uno dei momenti a cui bisogna prestare attenzione sia dal punto di vista tecnico che da quello fisico.

Il passaggio dalla frazione natatoria a quella ciclistica impegna l’atleta nell’ esecuzione di una serie di azioni le quali devono essere veloci e fluide e senza impedimenti.

Prima la svestizione (nel caso in cui si impieghi una muta) e poi la conseguente vestizione, indossare indumenti comodi ed adatti alla frazione che ci apprestiamo ad intraprendere. Non dimentichiamo che caratteristica principale della vestizione sia l’indossare l’abbigliamento tecnico. Scarpe da bici, casco e occhiali. Anche l’inforcare la bicicletta nella concitazione della gara non risulta così automatico.

Altra problematica deriva dal punto di vista fisico. I maggiori problemi nascono sicuramente dal diverso impegno richiesto ai vari apparati muscolari. Infatti, basti pensare che se nel nuoto si utilizzano prevalentemente le braccia, logicamente maggiormente coinvolte durante l’attività natatoria, repentinamente si richiede l’impiego degli arti inferiori con una conseguente richiesta di afflusso sanguigno alle gambe. Dal punto di vista tattico una buona esecuzione della prima frazione ha una rilevante importanza in funzione dell’esecuzione successiva. Trovarsi nelle prime file tra i nuotatori permette di affrontare in gruppo la frazione ciclistica evitando un inutile sforzo nel pedalare in “solitaria”

◊ CICLISMO – CORSA

La transizione tra la frazione ciclistica a quella podistica e’ forse una delle fasi più impegnative della competizione. Ciò è dovuto sicuramente allo stato dell’atleta, il quale ha già affrontato i 2/3 del percorso, ma soprattutto alle specifiche tecniche e fisiche richieste in questo cambio. Come per il cambio nuoto-ciclismo, anche in questo caso possono subentrare alcuni problemi dovuti alla richiesta, in breve tempo, di un diverso impegno muscolare.

Malgrado protagonista di questo cambiamento sia la muscolatura degli arti inferiori, le caratteristiche dello sforzo richiesto sono molto differenti, si passa infatti da una contrazione muscolare di tipo concentrico, ad un rilascio delle stesse di tipo eccentrico, che caratterizza la corsa.

Nel ciclismo infatti le inserzioni tendinee estreme del muscolo si avvicinano, mentre nel podismo compiono il movimento opposto, allontanandosi durante la contrazione. Ciò che molti sportivi consigliano alla fine della tratta in bici ed in vista dell’ultimo sforzo, e’ di non effettuare un cambio troppo precipitoso ma di terminare gli ultimi metri con una pedalata sciolta in modo da diminuire il passaggio brusco dalla contrazione al successivo rilascio nella corsa

Fondamentale per il triatleta è la così detta “combinata” che permette di prendere coscienza dello sforzo da affrontare durante la competizione ed allo stesso tempo allena sia la tecnica del cambio che la repentina variazione tra i tipi di sforzo.

Per chi non ha mai provato questo tipo di situazione si consiglia di provare in allenamento delle uscite di ciclismo seguite da qualche minuto di corsa sforzandosi di correre i primi minuti abbastanza velocemente, provando anche la transizione; questo serve per migliorare l’elasticità muscolare e la reazione di caviglie e piedi che, dopo essere stati chiusi nelle scarpe da bici, perdono leggermente sensibilità e devono al più presto riprenderla. Questa sensazione è solita agli atleti che praticano lunghe distanze, non per chi gareggia prevalentemente su distanze brevi, Sprint ed Olimpico.

Per qualche nozione storica di come tutto è iniziato e se volete farvi due risate guardate il video che segue.